Doctor Strange – quando Iron Man va a scuola da Silvan

Inutile far finta di niente, i film di supereroi sono il boom cinematografico degli ultimi 10 anni e hanno portato soldoni a palate nelle casse delle produttrici hollywoodiane permettendo loro di uscire a testa alta da un periodo di crisi creativa pesantissima (che è ben lungi dall’essere concluso).

Nel panorama supereroistico cinematografico abbiamo visto film praticamente su tutti i personaggi che logicamente ci saremmo aspettati di poter vedere, Spider-Man, Superman, Batman, X-Men, Iron Man (sinceramente non cosí indiscutibile 10 anni fa), Capitan America ecc.

Ma siccome il pubblico ha fame e i soldi che porta non fanno schifo tocca dargli da mangiare e quando il piatto “gourmet” finisce ecco che spulci nel fondo del frigo per vedere cosa ti resta da offrire sperando che magari in mezzo a tanti ortaggi (leggi “cetrioli”) non ti sia rimasta una bella fetta di torta della nonna che nessuno la chiede mai ma quando se la magnano… SLURP!

Ed ecco che ci siamo ritrovati il grande schermo (e non solo) invaso da una quantità di supereroi che davvero non ci saremmo MAI aspettati che qualcuno li avrebbe trasposti su celluloide perché definirli “secondari” è tanto. Ant-Man, i Guardiani della Galassia… ci sono in lavorazione i film di Pantera Nera e degli Inumani… roba davvero inimmaginabile fino a pochi anni fa quando era utopico persino un film sull’Uomo Ragno (come dicevamo appena “ieri” con Simone Guidi).

In tutto questo marasma di illustri (???) sconosciuti sicuramente il personaggio “meno secondario” a ricevere un film proprio è il Dottor Strange.

Creato da Stan Lee e Steve Ditko, il personaggio del “dottore” trae origine da quel vasto movimento di cittadini occidentali che, novelli George Harrison, negli anni 60 andavano in oriente a ritrovare se stessi e lo rielabora in chiave fumettistica.

Ok, ma ovviamente di tutto sto preambolo-pippone a voi non ve ne frega niente.
A voi che il 14esimo film aderente al Marvel Cinematic Universe sia basato su un personaggio non universalmente conosciuto ai piú ve rimbalza alla grande e volete sapere solo una cosa:

“È bello?”

A domanda risponde: NI.

I quattro dell'Apocalisse
I quattro dell’Apocalisse

Insomma per farla breve e farmi perdonare il pippone di cui sopra, Doctor Strange è un film normale che non mi ha fatto rimpiangere il prezzo del biglietto (quindi bada a dove lo vedete che sti multi sala moderni costano un occhio della testa) ma non mi ha nemmeno fatto gridare al miracolo anche se devo riconoscere che qualche punto qua e l’ha lo mette a segno.

Ecco… ora che sapete già il giudizio finale potete correre al cinema a vederlo oppure mettere su il DVD di Superman, quello vero,  oppure potete dedicarmi qualche altro minuto in cui cercherò di spiegarvi i motivi del mio giudizio.

Tanto per cominciare diciamo subito che NON AVREBBERO dovuto fare un film sul Dottor Strange.

Un personaggio cosí complesso le cui stesse origini sono “lente” e comportano un cambio radicale in un uomo che praticamente rinasce a nuova vita meriterebbe una narrazione di pari ritmo per far “sentire” allo spettatore la progressiva trasformazione del protagonista fino al climax dello scontro finale.

Già la trama non offre particolari spunti originali:

Chirurgo di successo ed egocentrico (e stronzo) a seguito di incidente perde l’uso delle mani. Carriera finita. Ricerca la guarigione nella pratica delle arti mistiche a cui venne iniziato precedentemente un uomo che ora vuole cercare di risvegliare Dormammu, una entità malefica distruttrice di mondi (no, non Galactus!). La presa di coscienza di un “mondo più vasto” per il dottore culminerà nello scontro finale contro l’avversario. STOP.

Per fare un paragone è più o meno quello che succede anche in Iron Man (film con il quale Doctor Strange è in pesante debito creativo-narrativo, più di quanto si possa pensare), in cui il protagonista subisce uno stravolgimento di tutti i suoi punti riferimento e decide di “reinventarsi” (quasi in senso letterale in questo caso). Però mentre l’ambiente naturale di Tony Stark è la tecnologia, un mondo dove tutto va alla velocità della luce, e tramite essa avviene la sua metamorfosi, l’universo del Dottor Strange è quello della meditazione, della progressiva presa coscienza di se. Un mondo molto più lento e sicuramente più radicale.

Iron Doctor?
Iron Doctor?

La prima parte del film appare come una riedizione mistico-supereroistica dei film di arti marziali degli anni 90, quelli con Van Damme e soci, dove il protagonista sbruffone subisce un dramma che lo spinge a cercare l’aiuto di un maestro orientale e che finirà per far mettere in discussione all’eroe le proprie sicurezze. Una volta raggiunta la piena “consapevolezza di se” l’eroe è finalmente pronto a compiere il suo destino e sconfiggere il malvagio di turno.

Seppure questo sia un cliché trito e ritritissimo nella narrazione hollywoodiana rimane a tratti imbarazzante quanto Doctor Strange strizzi l’occhio a un certo cinema “di menare” tant’è che non si capisce perché per buona parte della pellicola gli scontri tra maghi che possono teleportarsi e distorcere la realtà si risolvono grosso modo a cazzottoni.
Roba che se c’era Bud Spencer buonanima il film durava 15 minuti.

Nonostante tutto questo la cosa non funziona troppo male, complice forse la CGI che estremizza al 1000% alcuni concetti introdotti da Nolan in Inception, condendoli con un po’ di psichedelia lisergica che ci sta tutta ed è, anzi, una intuizione visivo-sensoriale davvero pregevole in questo senso.
Alla fine trovi quasi plausibile che sta gente invece di, chessò?, rinchiudere i nemici in una distorsione spazio-temporale gli dia semplicemente una crocca in faccia.
E passa in secondo piano pure la rappresentazione di monastero-quasi-resort dove Strange apprende le arti mistiche.

"Io sono Dormammu, e cono un nome cosí non posso essere che incazzato nero"
“Io sono Dormammu, e cono un nome cosí non posso essere che incazzato nero”

Fino a questo punto rimane comunque l’amaro in bocca per una sceneggiature che non ripete altro che la classica rissa fra super-pupazzi tralasciando le potenzialità reali di un personaggio che non crede certamente nella “legge del manrovescio” (o almeno non dovrebbe), quando ecco che alla fine succede un qualcosa che ci fa recuperare un minimo di speranza.
Lo scontro finale con il mega-cattivo (PESSIMAMENTE REALIZZATO, sembrava quasi il Marshmallow Man de’ noantri) viene risolto grazie alle arti magiche e non a “birra e salsicce” elevando di diritto il protagonista al ruolo che gli compete al contrario degli altri personaggi che fanno ancora un giro a turno sui calci in culo alla fiera degli schiaffoni del paese.

Questa piccola ma significativa evoluzione finale fa recuperare al film quella dignità che per gran parte della proiezione pensavamo non essere stata inclusa nello script per problemi di budget e salva Doctor Strange dall’essere catalogato come una semplice zuffa interdimensionale arricchita da una spettacolare e onirica resa visiva.

Visto da questo punto di vista Doctor Strange merita ben più di una possbilità per tutti gli altri rimane un film normale di supereroi che comunque ci piacciono tanto.

Certo, rimane il rimpianto pensando che, come detto prima, forse sarebbe stato meglio NON fare un film sul Dottor Strange.
Forse un personaggio cosí particolare, complesso e “strano” avrebbe meritato una rappresentazione più ponderata e alternativa rispetto a quanto possa realmente offrire un “one-shot” cinematografico da meno di due ore.
Forse gli sarebbe stata resa maggior giustizia con una serie TV, magari su Netflix (non estranea a produzioni seriali targate Marvel).
Forse l’errore è stato questo.

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Un commento su “Doctor Strange – quando Iron Man va a scuola da Silvan

  1. Concordo pienamente con la soluzione Netflix. Sei, sette puntate avrebbero sicuramente reso in pieno il mito del dottore, la sua rinascita, e la scalata a stregone supremo. Qui al cinema, invece, ci sono dei momenti francamente imbarazzanti dovecsembra addirittura che abbiano pezzo pezzi durante il montaggio del film. Bah. Fará i soldi uguale, ma Stephen Strange meritava di meglio.

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